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Call #02 | Sulle spalle dei giganti

 

Zsolt Bátori

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Was born in Budapest, Hungary. He earned his PhD in philosophy at Rutgers University, NJ, USA. He specializes in aesthetics and the philosophy of art, and he is especially interested in the visual arts and photography. His current research is focused on the question of interpreting and evaluating photographs. Zsolt also continues to complement and enrich his theoretical work with an active photographic practice. He has been exhibiting internationally as a fine art photographer.

Zsolt has been teaching philosophy, philosophy of art, visual communication and photography theory and practice courses at various universities in the United States, Hungary, and Argentina. He is currently an associate professor at Budapest University of Technology and Economics and a Jiménez de la Espada Visiting Researcher at the University of Murcia. He is also the founder and artistic director of PH21 Gallery (Contemporary Photography Gallery) in Budapest.

“La huerta y la ciudad (The orchard and the city)”.

This is an in progress work on a series of photographs on the relationship between two characteristic parts of the city of Murcia (Spain) and its vicinity. The city has been surrounded by an orchard since the Middle Ages. The development of the city over the past few decades, however, resulted in a slow but steady takeover process, in which the city gained both physical and cultural territory over the orchard. The orchard is still vast and vigorous, providing for many, but the city has spread and consequently overtook some of the traditional orchard areas. The two distinct parts represent different lifestyles, cultures and visual environments. At their ever- changing borders they coexist, and the presence of the other is felt even where not seen.

The in progress work has three parts: 1) La huerta (The orchard), 2) La ciudad (The city), and 3) La huerta y la ciudad (The orchard and the city). Here I present three images from the first part La huerta (The orchard). This series reflects on the interrelation and coexistence of the built environment and the orchard, including the small chapels that are very characteristic of the landscape.

 

 

Damiano Grande

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Nato a Frosinone nel febbraio del 1998,si appassiona alla fotografia già in tenera età. Studente di scienze politiche all’università La Sapienza di Roma, concilia la fotografia con l’interesse per i temi sociali e ambientali del suo territorio natale. Inoltre, odio parlare di me, specialmente se in terza persona.

Damiano Grande, born in Frosinone on February the third, 1998, started photographing at an early ages. He is a student of political science at the university La Sapienza in Rome whit a particular interest in social and environmental issues . and I don’t like talking about myself, especially in third person .

Il progetto

Vivo in un paesino della valle del sacco, tristemente nota per la disastrosa situazione ambientale. la fotografia mi è sembrata l’unico strumento, la sola arma con cui potessi fare qualcosa. Dal mio interesse è in fase di sviluppo il progetto SIN, inteso nella doppia accezione di peccato e di Settore di Interesse Nazionale, ovvero le zone tenute sotto controllo dal ministero dell’ambiente. Nelle mie foto si può osservare un territorio prima sfruttato e dilaniato, poi abbandonato. Le ferite sono evidenti, e vanno dalle decine di fabbriche e cave abbandonate ai rifiuti sotterrati.

The project

I live in a small village of the Sacco valley, notorious for the dire environmental situation. Photography seemed the only tool in order to do something. The project SIN, that in Italian is the acronym gave by the environment minister to territories o cities in which the pollution exceeded the limit parameters. In my photos is depicted a territory that was exploited, torn apart and abandoned afterwards. The traces of this exploitation are clearly visible: dozens of abandoned factories and waste stashed everywhere.

 

 

Emanuele Gaudioso

Approfondendo il lavoro di tesi triennale in sociologia della letteratura, pone particolare attenzione ai modi in cui la presenza e l’intervento delle istituzioni modifica il rapporto uomo-ambiente. Ne consegue la volontà di indagare quelle strutture, sociali e culturali in primis, che sottendono i cambiamenti della vita umana in un ambiente naturale che va progressivamente modificandosi. Vive e lavora in diversi luoghi in tutta Europa (2012-2016), in particolare nell’Est, tra cui Bulgaria, dove studia fotografia (2014), e Russia. Nel 2014 inaugura il sodalizio artistico con Daniele Brancati per il libro “Luci dal faro” (2016), un esperimento tra fotografia ed haiku. Completa presso la Westminster University il master in fotogiornalismo e fotografia documentaristica (2017). A dicembre dello stesso anno espone nella città di Potenza il progetto “Sud, petrolio e magia”. Vive ed opera attualmente in Italia.

Deepening his three-year thesis work in sociology of literature, bases his research on the exploration of the relationship between man and the environment. In addition to dwelling on purely environmental and anthropological issues, he pays particular attention to the ways in which the presence and intervention of institutions modifies the relationship between man and environment. It follows the desire to investigate those structures, primarily social and cultural, such as globalisation, which underlie changes in human life in a natural environment that is progressively changing. In this ideological scenario, there are political, economic and geographical reflections that find vast spaces of action in modern and contemporary themes. To have a more complete and exhaustive vision of these aspects, he lives and works in different places throughout Europe (2012-2016), especially in the East, including Bulgaria, where he studies photography (2014), and Russia. In Sofia documents the protests of 2014 against the government and corruption in collaboration with Napoli Monitor, an independent Italian newspaper and the same year inaugurates the artistic association with Daniele Brancati for the book “Luci dal faro” (2016), an experiment between photography and haiku. Successfully completed the masterly course of university studies in Slavic and Anglophone languages ​​(2016) he can devote himself fully to photography by completing a master’s degree in photojournalism and documentary photography (2017) at Westminster University. In October of the same year he documented the independence of Catalunia with Napoli Monitor and in December he exhibited the project “South, oil and magic” in the city of Potenza. He currently lives and works in Italy.

 

 

Stefano Graffi

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Un paesaggio innevato. Una coltre densa che cancella i confini, gli orizzonti, che nasconde i suoni. Lascia affiorare solo il contorno di qualche palo, di alberi appesantiti, di rami come fossero graffi fatti per squarciare quel velo che tutto ricopre. Proprio come l’anima quando cade nel pallore della desolazione, nel candore del dolore. Nel bianco e vacuo fondo dei nostri pensieri, senza punti fermi, senza orizzonti. E come unico appiglio rimangono solo i graffi che portiamo dentro.

“O è forse perché, nella sua essenza, il bianco non è tanto un colore quanto l’assenza visibile del colore e, al tempo stesso, la fusione di tutti i colori; è forse per questi motivi che c’è una così muta vacuità, piena di significato, in un vasto paesaggio nevoso – un incolore onnicolore d’ateismo dal quale rifuggiamo? e quando consideriamo quell’altra teoria degli scienziati, secondo la quale ogni diversa tinta terrena – ogni imponente o aggraziata coloritura – i dolci riflessi dei cieli e dei boschi al tramonto; si, e i velluti dorati delle farfalle, e le guance di farfalla delle giovanette, non sarebbero altro se non inganni sottili, non veramente inerenti alle sostanze, ma deposti su di esse dall’esterno, cosicché tutta la divina natura si dipingerebbe soltanto come una prostituta, i cui allettamenti non fanno altro che nascondere l’intimo corrompimento; e quando, procedendo oltre, consideriamo che il mistico cosmetico il quale produce ciascuna tinta, il grande principio della luce, rimane perennemente bianco e incolore in sé, e che, ove operasse senza tramiti sulla materia, toccherebbe ogni oggetto, persino i tulipani e le rose, con la sua tinta senza colore – quando consideriamo tutto questo, l’universo ammorbato sembra disteso sotto i nostri occhi come un lebbroso.”

Moby Dick – Herman Melville

Il progetto è stato ideato e realizzato questo inverno. Vuole essere una riflessione personale sia sulla duplicità di significato del colore “bianco” e sia sulla sensazione visiva ed emotiva provata in quelle giornate di neve intensa.

 

 

Carola Graziani

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Nata a Roma il 27 aprile 1964. Dopo aver frequentato alcuni corsi in diverse scuole di fotografia, approda al CSF Adams. Qui nel 2016 frequenta contemporaneamente il “Corso di Fotografia Avanzata” diretto dal Prof. Gabriele Agostini ed il “Corso di Fotografia di Scena” diretto da Marika Rizzo alla fine del quale è parte di una collettiva di 5 fotografi con cui realizza una mostra-reportage sulla “messa in scena” dell’opera teatrale “Ceci n’est pas reèl” tributo all’artista René Magritte all’interno di “Battiti – rassegna internazionale di Circo Teatro” presso il Teatro Furio Camillo a Roma. Attualmente frequenta il Corso di Street Photography diretto dal Prof. Gabriele Agostini, il corso di Storia Sociale della Fotografia tenuto dal Prof. Tano D’Amico e si sta approcciando alla fotografia surrealista con la guida di Lorenzo Mastroianni del Blink Circus.

Territorio

Vivo in questo territorio in prossimità di Roma da circa vent’anni ed ho visto molti cambiamenti che ne hanno mutato sia le condizioni di vita degli abitanti che i paesaggi originari. Ho, quindi, sentito la necessità di ricercare cosa è rimasto dei paesaggi di questa terra, in gran parte paludosa, originariamente abitata dagli Etruschi e resa vivibile con la bonifica iniziata nei primi anni del Novecento.

Dei miei scatti del territorio di Fiumicino ho scelto quelli che, a mio avviso, sono i più rappresentativi di ciò che rimane di questo territorio in parte abitato da “uomini di mare” ed in parte da “uomini di terra”.

Ho cercato luoghi abbandonati, nascosti, un “altrove” che mantiene i segni di una cultura antica, legata alla bizzarria di una Natura, a volte tiranna, che regola i ritmi della vita con cadenza ciclica, che parte dal mare ed al mare ritorna.

Una cultura che, una volta assopita la confusione del turismo estivo, riaffiora, seppur debolmente, anche nelle nuove generazioni.

Ed il focus è proprio questo: riscoprire un “altrove” ormai invisibile ma che ha lasciato traccia di sé, un attraversamento storico-culturale che non si trova sui libri, ma solo nei ricordi sbiaditi di chi quell’altrove lo ha vissuto.

La mia personale esigenza era la ricerca di un passato, diverso dal mio, per aprirmi alla comprensione del presente, che, ancora dopo vent’anni, è “altro” da me.

 

 

 

Tomas Fabi

www.mundoo.it | Instagram: @tomas_fabi

Ho scoperto che mi piace fotografare, quindi lo faccio.

Grafico, videomaker e 3D generalist, nel 2009 nasce in me la passione per la fotografia.
Ho iniziato come autodidatta per poi frequentare il corso di fotografia digitale alla New York Film Academy di
Los Angeles.
Dal 2014 a oggi, oltre a continuare come grafico, ho iniziato a lavorare anche come fotografo, eseguendo
shooting per la Nissan, Wella-Coty, La Rinascente e Yves Saint Laurent.

I discovered that I like to make photos, so I do.

Graphic designer, videomaker and 3D generalist, in 2009 the passion for photography was born in me.
I studied photography by myself and then I attended the digital photography course at the New York Film
Academy in Los Angeles.
From 2014 to today, as well as continuing as a graphic designer, I also started working as a photographer,
shooting for Nissan, Wella-Coty, La Rinascente and Yves Saint Laurent.

Aldiqua

I paesaggi “Divini” sono sulla Terra – The “Divine” landscapes are on Earth

Un piccolo viaggio “dantesco” tra paesaggi che rievocano l’inferno, il purgatorio e il paradiso.
I mondi dell’aldilà sono solo stadi mentali che determinano il nostro modo di vivere l’esistenza qui e ora.

A small “Dantesque” travel through landscapes that evoke hell, purgatory and paradise.
The worlds of the afterlife are only mental stages that determine the way we live life here and now.